CRISTINA COZZI E IL SUO LIBRO

Stasera vi scriviamo della storia di Cristina Cozzi e del suo libro "Metamorfosi del dolore: Tornare a vivere dopo la perdita di un figlio"

Il libro descrive il percorso di rielaborazione del lutto dell’Autrice e vuole essere una testimonianza diretta rivolta principalmente alle persone che stanno vivendo la medesima esperienza. Attraverso richiami al proprio diario personale, l’Autrice conduce il lettore nel proprio spazio personale rendendo accessibile il mondo celato dietro ad una vita stravolta dalla sofferenza e rivelando i pensieri e le convinzioni che hanno guidato i passi coraggiosi verso la lenta ripresa, fino alla scoperta di un nuovo progetto di vita, che le ha consentito di tornare a vivere.

Ecco a voi la sua testimonianza.

Mi chiamo Cristina, ho 47 anni, 7 anni fa ho perso mio figlio in un incidente e da allora per me tutto è cambiato. Da allora è iniziato un cammino, all'inizio di sopravvivenza, poi di vita, poi di consapevolezza. E' avvenuto un cambiamento in me in questi anni che mi ha aiutato a trasformare l'esperienza del dolore in un bene più grande. A parte i primi mesi, in cui vivevo chiedendo a Dio che ogni giorno fosse l'ultimo, ad un certo punto feci una scelta: se vivere o morire. In cuor mio non avrei mai potuto fare la scelta di aggiungere dolore al dolore, per me la scelta della vita era l'unica possibile solo che non sapevo come realizzarla. E così, anche se con la morte nel cuore, decisi di fare nella mia nuova vita tutte le scelte che sembravano utili alla mia sopravvivenza e scartare tutto ciò che non lo era. Iniziò così la prima fase di adattamento alla nuova situazione. Scelsi le situazioni, le persone, i pensieri, le emozioni che potevano guidarmi verso la luce in fondo al tunnel in cui mi trovavo. I primi risultati furono minimi: passare un po' di tempo in meno a piangere, avere la mente occupata da altri pensieri che non fossero fonte di sofferenza, conoscere nuove persone in sintonia con il mio stato, vedere nuovi posti che non fossero collegati a esperienze del passato... Le strategie che adottavo mi aiutavano a non disperdere le energie. Ben presto capii che esaurire le energie fisiche aveva una forte ricaduta sul mio equilibrio emotivo con il rischio di cadere in depressione e aprire la porta all'esaurimento. Oltre a queste scelte di natura più razionale e pragmatica, c'era altro che mi guidava: il mio cuore.
Fin da subito mi ero rivolta a qualcosa che consideravo più grande di me. Probabilmente, per educazione ricevuta, mi rivolsi a Dio e lì collocai mio figlio. All'inizio vissi una vera e propria conversione fatta di preghiera assidua e di conversazioni con Dio e Gesù che mi aiutavano a governare i pensieri scegliendo quelli che erano coerenti con il sentimento di amore che pervadeva il mio cuore malgrado la mia condizione di madre orfana di un figlio. Spesso ero catturata da questo senso di amore sconfinato che scaldava il mio povero cuore affranto e che, malgrado non sapessi spiegare, mi suggeriva che l'amore sopravvive alla morte. Se io, povera misera creatura umana, potevo provare un sentimento talmente elevato e sproporzionato, immaginavo come potesse essere intenso l'amore che Dio provava per noi. Questo era il Creatore in cui credevo e il pensiero che Lui mi trasmettesse tutto quell'amore per me significava che Lui voleva che io vivessi. Questo mi aiutò a cercare di sopravvivere a tutti i costi.
Armata quindi di motivazione e strategie, che scelsi accuratamente partendo dall'osservazione della mia condizione quotidiana, mi avviai verso la luce, che ancora intravedevo lontana.
Con il tempo mi accorsi di avere costruito delle basi nuove per una nuova vita. Il cambiamento interiore proiettava al di fuori i suoi risultati e gli stessi mi spronavano ad andare avanti.
Sebbene la mia vita fosse, da un punto di vista emotivo, una montagna russa, fatta di alti e bassi che colgono all'improvviso, iniziai a vedere i frutti delle mie scelte. Riuscivo ad affrontare i momenti bui senza uscirne devastata, gli stessi avevano una durata sempre minore e quando era inevitabile mi lasciavo travolgere dall'onda perchè ormai sapevo che non sarebbero durati all'infinito. Avevo imparato quindi ad affrontare i picchi di dolore senza rimanerne travolta. 
Ad un certo punto mi accorsi che non vivevo più solo in funzione del passato ma avevo dei legami con il presente e, piano piano, iniziai ad avere anche aspettative e progetti per il futuro.
Mi dedicai così all'Auto Mutuo Aiuto (AMA) per aiutare altre persone che, per varie ragioni, non riuscivano a reagire al mostro che avevano incontrato sul loro percorso.
Decisi di raccogliere in un libro la mia esperienza per raggiungere le persone che non avrei mai potuto incontrare direttamente, con l'idea di alimentare forza e speranza negli altri.
Nel marzo del 2017 ho pubblicato “Metamorfosi del Dolore”.
Accettando e affrontando il mostro che ho incontrato sul mio percorso, ho scoperto cosa mi tiene attaccata a questa vita: la convinzione che sia un miracolo sacro, un bene meraviglioso. Che sia frutto di un'evoluzione biologica o dell'idea di un creatore, la vita è un bene assoluto. Ognuno di noi ha la responsabilità di dare il proprio contributo per rendere migliore questo mondo. Il dolore mi ha fatto capire che l'unica soluzione è la vita e che #nonsiamosoli nell'esperienza del dolore e del distacco. Ho imparato a vivere e a sentire con il cuore e il mio cuore mi dice che non devo avere paura della morte o del distacco perchè non portano solo dolore ma anche germogli di vita nuova.

Qui il suo libro
https://www.amazon.it/Metamorfosi-dolore-Torn…/…/ref=sr_1_3…