LA PRIMA COSA È ACCETTARE SE STESSI

La storia di Lucia. La prima cosa è accettare se stessi.

Questa storia è un estratto da “Guarire si può. Persone e disturbo mentale.”
di Izabel Marin e Silva Bon. Speriamo possa esserle d’ispirazione ed infonderle speranza durante il suo percorso di guarigione.

È cominciato tutto un po’ alla volta, all’inizio non mi rendevo conto della malattia. Provavo tanta stanchezza e poi tanta vitalità: non andavo mai a dormire e non potevo stare
da nessuna parte, girovagavo anche di notte per la città, andavo in giro dappertutto.
Mi hanno costretta a stare in Diagnosi e cura, e lì dentro mi sembrava addirittura che mi mancasse l’aria. Successivamente, a farmi stare meglio ha contribuito anche un gruppo di auto-aiuto. Mi ha giovato sentire che altre persone avevano problemi simili ai miei, perché sembra di essere gli unici a stare male, gli unici a essere soli e sfortunati. Le persone che so rono di malattia mentale, poi,
non sono considerate molto bene oggigiorno. È vero che ci sono anche dei volontari, tanta gente in gamba che si è avvicinata e che ci aiuta, però la gente comune che non è informata discrimina molto. È un problema di stigma. Con il gruppo di auto-aiuto ho intrapreso un percorso
di crescita, per conoscermi meglio, per valorizzarmi.
Ho anche fatto dei massaggi shiatsu, che mi hanno aiutata a rilassarmi, a rilassare i muscoli. Avevo i muscoli molto tesi, sia a causa del farmaco che assumo, sia per la tensione interiore. Accettarsi aiuta, aiuta anche a stare meglio con gli altri.
Nel percorso di guarigione non ci sono stati momenti chiave che hanno prodotto
il cambiamento. Il cammino verso il benessere non é stato come con una bacchetta magica, tutto è avvenuto lentamente, un passo al giorno. Varie cose hanno contribuito: un po’ la famiglia, l’a etto di quelli che mi seguono, ma soprattutto l’accettarmi. È stato un cammino interiore, quello che ho intrapreso.
Mi sembra valida pure la psicoterapia, le medicine non sono tutto, aiuta molto anche parlare. Ma è importante soprattutto incontrarsi con altre persone che vivono le stesse esperienze, non solo parlare a due con lo psicologo, anche parlare tutti insieme, dire tutti insieme i propri problemi, le proprie di coltà, le proprie ansie.