CARMINE FERRARA

Carmine ci dice
"Mi chiamo Carmine Ferrara, sono un giovane Artista di 27 anni, ho visto di sfuggita il vostro annuncio e non ho potuto fare a meno di farmi avanti, lavoro come Graphic Designer e Digital Painting, specialmente il lavoro di illustrazioni digitali e' incentrato sulle malattie psicologiche, un modo, un veicolo per esternare la mia natura, per far emergere le emozioni, raccontando attraverso le immagine quello che sento, un arte pura e sincera che vuole mirare allo sguardo interiore"

https://karmacomagraphicdesigner.jimdo.com/
Ecco qui le sue opere!

KARMACOMA #37.jpg


KARMACOMA  #43 Karmacoma is Dead.jpg


KARMACOMA #38.jpg

GIORGIA ZAMBONI

"Shades of me"
In questa foto che ritrae il volto sfumato di una donna, ho cercato di imprimere anche le mie sfumature che ogni giorno sento cambiare dentro e che nei momenti in cui la malattia dominava il corpo e l' anima sentivo distanti, quasi separate da me, ma che ho sempre ricercato per riappropriarmi di me stessa. In una ricerca costante della mia vera identità.

"Doppelganger"
In questa immagine ho voluto raffigurare il doppio, il mio sentirmi sdoppiata nel periodo della malattia, durante il quale crisi legate allo sviluppo dell'io, spingono ad una riconfigurazione dell'identità. In questo caso la comparsa di un doppio è sintomo di una necessaria trasformazione del sé, vissuta in modo persecutorio.

"About a girl"
La foto parla di una ragazza ( me stessa) persa nel suo mondo, fatto di troppe dipendenze, affettive ma anche materiali, che in una notte, nel cuore della città, rimane fuori dal mondo incollata ad uno schermo che le propone una realtà piacevole quanto ingannevole. Spesso la malattia mentale vissuta attraverso uno schermo fa meno paura.

"Paralized"
Questa foto parla del sintomo, o meglio fa parlare il sintomo, che spesso, come avviene per chi soffre d'ansia e di panico, ti paralizza lasciandoti solo un forte senso di vertigine e paralisi.


DAVIDE GIOVANNI STECCANELLA

"Mi sento un po' giù"

Mi Sento Un Po Giu  (1).png

ILARIA BELLOMO

Ciao , 
sono Ilaria, ho 20 anni e studio fashion design e arte

CONCEPT: 
Nonostante il nero sia il colore delle tenebre, esistono neri luminosi, neri che brillano prima di oscurare, neri che sono più luminosi dell’oscurità. “ 
Questa frase accompagna ogni mio progetto e creazione e mi ricorda,quando ne ho bisogno, che anche nei momenti più bui c’ è sempre la possibilità di trovare un po’ di luce."

unnamed-1.jpg


SAMDELILAHPH

Sono Samuel, amo la fotografia, passione scoperta in periodo particolarmente buio della mia vita.
Soffro di disturbo Bipolare di tipo II, questo scatto è stato fatto il giorno dopo la dimissione da un reparto psichiatrico, in cui mi hanno diagnosticato questo disturbo.
Questo scatto per me ha sempre rappresentato uno ''slancio'' ad una nuova vita, che mi aspettava,
che mi aspetta,
che ci aspetta.

il mio nick: samdelilahph
il nick della modella: xaliceto

salto.jpg

MIRKO PRATOFIORITO

Salve,mi chiamo Mirko Pratofiorito, disegno per hobby e la vostra mi è sembrata un idea molto interessante, quindi ho deciso di rappresentare come dal mio punto di vista si sente una persona afflitta da depressione, siccome ho avuto occasione di vedere molto da vicino cosa può fare e quali effetti ha, ho scelto di essere molto minimalistico facendo una vignetta semplice.

info@nonsiamosoliproject.png

REGINA

Schizofrenia.

schizofrenia.jpg

DAVIDE URIA

Ennesima piaga
Nel mio arco vitale discerno una voragine oscura
che racchiude nella sua torbida essenza
il mortale sapore della malattia.

Il mio cuore è un occhio dilaniato
che osserva avvilito empietà devastanti.

È Satana, l’Angelo caduto, 
che con abile maestria
conduce le nostre miserabili esistenze
su sentieri di infauste istigazioni.

Quale altra piaga potrebbe rendermi più fragile adesso?

Nello strazio riverso frivoli
gesti di autocommiserazione. 
Concepisco un futuro infondato, 
soccombo nel terrore, nel tedio, 
nel grigiore.

Sulla mia pelle sopporto l’angustia
dell’ennesima lacerazione, 
ma nei tuoi occhi scorgo un’eccelsa
e sanguinaria indifferenza.

(La menzogna della vita ha compiuto la sua opera)

//

Trame d’assenza di Davide Uria è la narrazione in versi di un perdersi e di un ritrovarsi continuamente. È la storia di ogni lettore che riesce a immedesimarsi emotivamente nei luoghi interiori del poeta, profeta di se stesso e di tutto quello che accade nell’animo umano. Dagli abissi tenebrosi del dolore alla luce salvifica della vita: è il percorso di un riscatto che fa delle parole la propria guida, è lo svelamento dell’inconscio nel mistero sorprendente del pathos.

(dalla prefazione di Vincenza Fava)

L’autore: Davide Uria è nato nel 1987 a Trani. Si è laureato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Nel 2005 si è classificato al terzo posto nella categoria Giovani del Concorso Nazionale di Poesia “Segni d’appartenenza”. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Mart di Rovereto (TN) e come cultore della materia presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Scrive e realizza illustrazioni. Trame d’assenza è la sua prima pubblicazione.

21740709_1906503839605415_647930535148078298_o.jpg

MONICA ANTONELLI

Molto spesso si soffre di un disagio non identificabile per forza in una malattia. C'è dello sconforto, che va comunque sostenuto!

Questa è la rappresentazione di questo disagio da Monimix ❤️ grazie Monica!

21617720_1909933509262448_2185512859338366507_n.jpg

LUCA VILLANI

Sono Luca Villani, docente di lingue, traduttore freelance e, quando ispirato, autore di poesie.

http://daltronde.wordpress.com 
https://www.facebook.com/luvaltrove/?ref=bookmarks

Non chiamano i disturbi per nome ma rappresentano un campionario di emozioni talvolta sintomatiche di qualche disagio psicologico e anche psichico. 

OMISSIONE DI SOCCORSO

Nottate piovose.
Senza fare sconti,
onde minacciose
rompono dei ponti.

Calma apparente.
Solite domande. 
Solite risposte.
Piaghe non esposte.

Crisi in quei visi
dalle smorfie strambe.
Leste quelle gambe
di chi prende e fugge.

CRISTALLO TARLATO

Mentre taci io ti parlo, 
nella mente mia c’è un tarlo. 
Nero vedo il futuro, 
per te erro di sicuro. 
La tempesta sulla testa
bagna tutto quel che resta.

È lontano il traguardo. 
Mentre dormi io ti guardo. 
Sembri fatta di metallo, 
io mi sento di cristallo.

SEGNATO DAL PASSATO

Non cancelli il passato
con un colpo di spugna,
è un bagaglio pesante
che ti porti ovunque.

Non resti pulito
dal danno subìto.
Ti lascia ferito,
sconfitto e smarrito.

Ovunque abiti, 
ovunque ti trovi, 
qualunque abito
ti scegli e ti provi

non può mutare
quel malumore
ben radicato
nel tuo interiore.

Ad un filo sei appeso
e rimani ad occhi chiusi
col terrore di quel vuoto
che il tuo corpo a sé attrae.

E' una grave condizione
se, a sancire la tua sorte,
il passato è più forte
di qualsiasi decisione.

VOMITO

Vomito dalle viscere
desiderio masochista
che, annebbiando cielo e vista,
rifrantuma l'autostima
in brandelli di bisogno
indi rende un bel sogno
dipendenza nell'assenza.

Vomito nel vuoto
strisciante speranza
di colmare la distanza
tra il dolore e lo stupore
per un'oasi intravista
ma scomparsa in un secondo.

Vomito col cuore
l'impeto ruggente
di passioni funeste
che stropicciano la veste
del valore Amicizia.

VESSATO

Dalla massa sei diverso,
non c'è verso d'integrarti.
Vivi immerso nel tuo mondo,
sei per molti un caso perso.

Sono in gruppo a darti addosso,
coalizzati e spavaldi,
forti della debolezza
che dimostri non volendo.

Tu sei solo con te stesso
e non trovi le parole
né la forza per placare
le ingiustizie e tutto il male.

Ti divora la paura
di una loro ritorsione.

E sopporti indefesso
ogni prevaricazione
ma quei segni te li porti.
Sopravvivi in tensione.

Chi ti ama sa notare
l'espressione inusuale
di dolore e spavento
che il tuo volto sta assumendo.

Vuole accorrere in aiuto.
Trova validi strumenti
per frenare quei codardi.
Cambia il corso degli eventi.

CATENE DEL PUDORE

È convinto al cento per cento
dei suoi passi, del suo atteggiamento.
Ti si serve sul piatto d'argento
ma presto fuggi dallo spavento.

Freddo ghiaccio che a stento si scioglie,
non volendo confini le voglie
tra pareti in cui ti consumi
e lacrime che scendono a fiumi.

Con catene tu blocchi il passaggio
e non cogli che dietro un messaggio
c'è ben più di un ardente miraggio.
È così che ti perdi l'assaggio.

Serve a poco se dopo ti penti,
se rimugini su quei momenti
perché altrove lo sguardo ha rivolto, 
perché già ha scordato il tuo volto.

E resta impressa nella tua mente
quell'emozione ambivalente
di un piacere che un po' dispiace,
di un pudore troppo tenace.

Fare i conti con la coscienza,
lati sconnessi da conciliare.
Schiacciare il freno o accelerare?
Lasciarsi andare con acquiescenza.


SABRRINA CASSIANO

uongiorno,
ho trovato il vostro profilo su Instagram, è subito saltato all'occhio. Non sono molti ad oggi i progetti di questo tipo che conosco, soprattutto in Italia e mi piacerebbe parteciparvi inviando alcuni autoritratti scattati l'anno scorso, quando la mia depressione è arrivata all'acme e io ne ero quasi totalmente inconsapevole. Inconsapevole di cosa fosse, di quali fossero le cause e quali le possibili vie d'uscita. La mia depressione mi ha portata a fare cose che non avrei mai fatto a mente lucida, a ferire le persone che più amo, a lasciare l'università. Oggi sono consapevole di ciò che mi è accaduto e continua ad accadere nella mia mente e nella mia vita quotidiana a causa di questa malattia invisibile e spesso non compresa dai più. Cerco di tornare alla normalità, ma tutto in me è cambiato, mi sento una persona diversa, una persona nuova ogni giorno che passa. Per questo il vostro progetto mi sta molto a cuore. Le persone devono sapere che le malattie mentali sono difficili da affrontare quanto quelle fisiche; che sono più sottili e invisibili e questo le rende difficilmente inquadrabili per chi ne soffre e per chi vede una persona cara soffrirne. Ma come dite bene, NON SIAMO SOLI, c'è speranza, c'è aiuto, c'è possibilità di rinascita. E la sensibilizzazione è il primo, fondamentale, passo da compiere.

IL PROGETTO
Sono tre scatti analogici inediti scattati con urgenza, che mostrano il sentirsi alienati da se stessi, con la freccia pronta per scoccare ma la volontà annichilita dalla mente; il sentirsi in trappola nel proprio stesso corpo, vittime della malattia.

Anche questa partecipazione è un passo del percorso di guarigione per me.

Sabrina

Minoltax700-agfa100-inverno2016 (1).png

Minoltax700-agfa100-inverno2016 (2).png

Minoltax700-agfa100-inverno2016 (3).png

NELLO CAIAZZA

Non Siamo Soli

Ciao Ilaria, eccolo qui, come promesso. Ho lasciato intenzionalmente la rilegatura della moleskine alla fine.
Sappi che sono veramente tanto felice di poter contribuire anche se minimamente a ciò che tu hai creato e stai portando avanti e spero che tutto continui ad andare così, anzi sempre meglio.

Floating
Disegno di Nello Caiazza

21765808_1911016605820805_474844593875491076_o.jpg

VERONICA GIACOMELLI

Le opere di Veronica.

"una visione degli attacchi di panico, la sensazione che lascia e che soffoca che però non è solo sofferenza, a lungo corso può diventare anche colore"

a2.jpg


FOSCA

Ho cercato di rappresentare un attacco di panico, simpatico fenomeno che ho il piacere di sperimentare spesso in prima persona.
Acquerello e matita su cartoncino bianco

Fosca

panic_attack_1.jpg

VALERIA FEDELE

A Tratti

Certe volte non esiste niente di più piccolo di me.
Neanche la polvere. La polvere fa starnutire le persone.
A volte sono un essere umano che ha paura; paura del passato irreversibile, del presente che mi sfugge, del futuro che non vedo.
Non perdo mai queste paure, le tengo a bada.
Ogni tanto la certezza viene meno, tutto sbiadisce, sembra inutile.
Vorrei fosse meno difficile o vorrei essere di più.
Sembra come quando qualcuno si dimentica di venirti a prendere.
Sembra d’essere un vuoto che cammina.
Sembra non avere mai fine.
Sembra di tornare sempre al punto di partenza.
Sembra non avere mai fine.
Non sembra mai abbastanza.
Non sembra mai il caso.
Sembra sempre buio
Sembra come quando qualcuno si dimentica di venirti a prendere.
Sembra d’essere un vuoto che cammina.
Sembra di tornare sempre al punto di partenza.
Sembra non avere mai fine.
Non sembra mai il caso.
Sembra sempre buio.
Sembra deserto, dentro e fuori.
Vorrei tornare a quando la mia mamma mi carezzava e papà giocava con me.
Vorrei sentirmi al sicuro, qualche volta.
Ho me, ma a tratti non è abbastanza.


FRANCESCA AMBROSI

Salve, sto facendo una serie di "ritratti" fotografici (se così si possono chiamare), nei quali le persone si mescolano con la realtà andando a creare esseri nuovi. Io l'ho creato associandolo alla schizofrenia e ai disturbi che in generale creano allucinazioni. Questo progetto peró vuole cercare di esplorare la parte positiva del vedere il mondo in un modo diverso, quasi giocoso.


FLAVIA FERRAGUTI

Per me è la Depressione, l'incapacità di alzarsi dal letto la mattina e la voglia di scomparire.

Depressione.jpg

FRANCESCA MARTINI

L'opera di Francesca.
titolo: " bi" is better than one- illustrazione

"Grazie per la collaborazione, forse non l'avrei mai realizzato senza di voi."

Grazie a te!

unnamed.png

ANGELICA RASO

Le bellissime poesie di Angelica che potete trovare su Instagram come - doctorsmadness -

Mi vesto delle burrascose e plumbee
Nuvole affollanti la mia mente tempestosa
Ed ogni urlo soffocato è un tuono
Che si riversa feroce e potente
Sulla mia pelle creando solchi dolenti.

Lacrime salate solcano
Le mie rosee guance
E bruciano il mio animo
In attesa di qualcuno che possa
Placare questa continua lotta.
-Raso Angelica

//

Come pioggia le lacrime rigano
Il volto mio.
Come pioggia mi abbandono

Al vuoto e cado
Nell’oblio infrangendomi
In una miriade di ricordi.
-Raso Angelica


KIKIARA ART

Sono kikiara_art su Instagram e per la Call For Artists vi mando questi 2 lavori. Il primo rappresentante il disturbo bipolare ed il secondo rappresenta la schizofrenia.

Kikiara https://www.facebook.com/KikiaraArt/


EUGENIA

Le poesie di Eugenia.
Hai presente quando dico
Che se esprimo ciò che penso
Poi è più semplice combatterlo?
E se non posso afferrarlo
Perché non so cosa penso
Ben saprai: mi maledico
La malefica intuizione
La certezza che vacilla
L'ingannevole scintilla che risveglia sonni persi
Maledetti!
I pensieri a tarda notte
Maledetti!
Ché stan qui a torturarmi
Senza tregua
Maledetta!
Sono io.
Con le paure a fior di pelle
E la vigliaccheria
Maledetta...
Maledetta questa interna lotta
Questa mia malinconia.
------------
Bere birra. Fare tardi.
Stare calmi. Quanti drammi. 
Non dovrei più preoccuparmi e invece son quasi tre anni
che mi perdo a dondolarmi nei pensieri
Neri
Meri
Veri
Voglia d'ammazzarmi
Stare calmi
Il trucco è guardare avanti e passerà 
Questa serata
Questa sbronza
Questa sigaretta marcia ormai s'è spenta e non mi basta per dormire
Torno a casa all'imbrunire e gli do fuoco con il gas
Poi mi dico "cambierà" 
E invece resta tutto piatto
A casa con mamma e papà 
Voglio scappare
Stare male
Ma a qualche miglia da qua
La solitudine la cerco per capirmi in verità 
Perché non so come mi chiamo
Che ci faccio e come sono
Se ho potuto essere onesta forse è un po' merito loro
E per il resto
Non ho scelto io chi essere
Chissà perché c'è gente come te che sa di scegliere per me
Ed io soccombo muta a tutte le tue inclinazioni
Ho perso un paio di serate a star da te a far viaggioni
Ho perso un po' di gente e poi mi han leccato il culo
Ho chiuso il cuore in uno scrigno e l'ho spedito nel futuro
Perché forse servirà 
Ché adesso avere un cuore è quasi avere una deformità 
Ho pianto e ho riso e mi son vista come molto tempo fa
Nuda e piccola allo specchio a costruir l'identità


Lo scritto di Luigi

Questa è una lettera scritta da un paziente psichiatrico a se stesso. Lui scrive al sé del futuro e del passato, per non diventare pazzo, ora che si trova in una clinica di cura. La storia non è completamente inventata ed è l' esperienza diretta che ho avuto quando io stesso ho passato del tempo come assistente sociale vicino ad un ragazzo, Rocco, che in questo scritto è il compagno di stanza del protagonista, Felix. Spero possa piacervi. Il nome del protagonista è un omaggio allo scopritore della morfina, il titolo è un riferimento alla canzone "i papaveri son alti alti", ho scelto i papaveri perché, beh, ci si ricava l' oppio.

I papaveri son buoni buoni ma tu sei piccolino

17 Luglio

Non sei pazzo. So che molti ti hanno già detto il contrario, è per questo che io, il tuo te del passato, ti scrivo questa lettera. Ricordalo, Felix, non sei pazzo. Questa lettera dovrai leggerla ogni volta che loro ti daranno quei bloccanti. Tutte le volte che ti inietteranno quel loro liquido nel sangue, tu leggi. Adesso che sono sano, adesso che sono il te sano, posso dirti che quello che sappiamo noi è la verità e loro vogliono solo zittirci. Noi possiamo davvero fare tutte quelle cose straordinarie, hanno solo paura che usiamo i nostri doni per far del male a qualcuno. Felix, io posso capirti. 
Noi avevamo il nostro segreto e loro vogliono portarcelo via. Mamma mi ha spiegato che ci daranno delle “medicine” per stare bene, così potremmo vedere la normalità, di nuovo. Ma noi abbiamo la nostra normalità, vero? Noi siamo nel lato giusto delle cose e uno scalino sopra gli altri. E’ per questo che nelle mutande ti ho messo il Fentanyl e il Metadone. Nello shampoo ho messo il Tramadolo. Loro non li troveranno e tu riuscirai ancora a vedere le cose per quello che sono. Ci hanno iscritti ad un programma di recupero dove dovremmo parlare con altre persone nella nostra stessa situazione, così dicono. Quello che penso io è che sono tutti attori pagati per convincerci che siamo pazzi. 
Ma tu rileggi questa lettera, ricorda che sei sano, ti prego.

3 Agosto

Felix del passato, è proprio come avevi detto tu. Sono attori, tutti. Credo che abbiano convinto anche mamma e papà a recitare. Spesso mi dicono che i medici hanno trovato il modo per farmi stare bene ed essere felice, ma io sto tanto bene quando sto a letto tutto il giorno. Il cibo che servono qui fa schifo, ma almeno mangio qualcosa. Credo che il loro intento sia quello di farmi perdere le forze, così da stare tranquilli nell’ utilizzo dei miei poteri. Riesco ancora a mettere il muto alla televisione e a distorcere le cose ma non posso più leggere nella mente delle persone, non riesco nemmeno a controllare il tempo come una volta. Tutti si ricordano il mio viso quindi il controllo sulla memoria altrui è andato via. 
Sulle scorte avevi ragione: non le hanno trovate. Qui non lavorano molto, quindi non controllano mai sotto il letto o nel comodino. A volte rubo il cibo del mio compagno di stanza mentre dorme, così posso tenermi più in forze. Si chiama Rocco, non parla molto e dorme tutto il giorno. Credo che anche lui avesse qualche potere ma la “cura” su di lui ha fatto effetto e ora non si regge in piedi. Io non voglio finire così. 
Felix, rileggo questa lettera tutte le sere prima di dormire. Prego anche, ma non so quanto possa aiutarci contro di loro.
NB: ricorda di controllare le scorte, non esagerare coi dosaggi come tuo solito. Chiedi a mamma e papà di portarti lo shampoo che hai in camera tua. Tanto loro non sanno cosa c’ è dentro.

16 Agosto

Ciao, Felix. Credo che siamo rimasti soli. Oramai è un mese che siamo qui, i nostri amici avevano promesso di venire a trovarci ma non sono arrivati. Non mi hanno nemmeno chiamato o risposto ai messaggi lasciati da mia madre. Mamma dice che sono tutti molto impegnati con gli studi del primo semestre e che stanno organizzando il materiale didattico per venire da me ed aiutarmi. Ma sai, io li ho chiamati col telefono di Rocco mentre dormiva, appena ho detto loro che ero io hanno riattaccato. Credo proprio che anche loro si siano lasciati coinvolgere dai medici. Che vigliacchi, ora che dovrebbero aiutarci sono andati via, ma quando andavamo in garage a spacchettare tutti i nostri potenziatori, loro volevano sempre venire e provarli. Forse hanno paura che li scoprano e gli tolgano i poteri, tutti i torti non posso darglieli. 
Ho perso quasi tutto, solo la notte quando stanno, tutti zitti, riesco a sentire le loro voci anche se non li vedo più come prima. Ogni tanto sono invisibili, altre volte poco nitidi. Senza la loro guida, non so quanto tempo ci resta.

Le scorte sono quasi finite. Continua a leggere.

20 Settembre

Scusa se non mi sono fatto sentire, ma le cose sono peggiorate. La settimana scorsa mamma e papà hanno per sbaglio fatto cadere un barattolo di shampoo e hanno scoperto tutto. Ora non so più cosa fare, ti prego, aiutami.

26 Settembre

Felix, mi hanno detto una cosa. Io non so se crederci ma non so davvero più con chi parlare. Mi sei rimasto solo tu. Mi hanno detto che quella ragazza alla quale abbiamo fatto il dono, lei non lo voleva davvero. Mi hanno detto che le voci non esistono e che quello che abbiamo fatto è sbagliato, ma non è così, giusto? Noi lo abbiamo fatto perché volevamo continuare a vivere in un altro corpo. Le voci avevano detto che in quello modo saremmo stati immortali e la nostra coscienza si sarebbe trasferita. E lei si ricorda tutto, ma io ricordo che le avevo cancellato la memoria coi poteri! Mi ha detto mamma che dovrò andare in tribunale a raccontare tutto.

Felix, credo che sto diventando pazzo.

3 Ottobre

Oggi sono andato in tribunale, c’ erano un sacco di signori eleganti che raccontavano la loro versione sull’ accaduto. Si parlava di ergastolo, infermità mentale, non ci ho capito molto perché ero troppo stanco. L’ ho rivista, era ingrassata. Mi ha detto che le ho rovinato la vita, invece di essere contenta dell’ immenso dono che le ho fatto. Dico bene, Felix?

17 Ottobre

Mi hanno detto che è incinta. E’ venuta qui a parlare con dei medici perché vuole farsi curare, quindi significa che lei adesso ha i poteri e vuole toglierseli, ma non so se terrà il nostro nuovo corpo. 
Tutti i poteri sono scomparsi, sto impazzendo!

6 Novembre

Felix non abbiamo più un corpo. Ieri è venuta qui a firmare delle cose, era magrissima, ancora di più di quando l’ abbiamo vista quella sera nel vicolo. Credo che abbiamo perso tutto, il nostro corpo e i poteri. Ora che facciamo? Io sento che questo corpo sta diventando comune e la mia mente non ragiona più come una volta. Non riesco più a leggere le menti, vedere attraverso le cose, sono sempre stanco e tu non mi rispondi mai. Ti prego, aiutami!

3 Gennaio

Buon anno, scusa per il ritardo. Ero in isolamento.

25 Gennaio

Il mondo dei comuni fa schifo. I medici fanno schifo, quelli del gruppo fanno schifo e anche la stronza degli assistenti sociali. Le ho chiesto di darmi un corpo nuovo, l’ ho tirata a me e mi sono ritrovato a terra coperto da persone in camicie bianco. Mi hanno messo altri 20 giorni in isolamento.

14 Febbraio

La gente da qui se ne va dopo tre mesi, mi spieghi come mai siamo ancora qui? Dicono che vogliono spostarmi non appena starò bene, ma non so dove. Ma io sto già bene, continuo a dirlo ma nessuno mi ascolta.

27 Febbraio

Hanno detto che vogliono spostarmi in carcere, non voglio andarci. Vieni a prendermi. Ti prego!

13 Marzo

Mi hai mentito, avevi detto che non sarei diventato pazzo e ora lo sono. Non avrò più un corpo, loro non mi parlano più e nemmeno papà viene più a trovarmi. L’ unica speranza era l’ assistente sociale e sono settimane che non la vedo. Dicono che mi sposteranno in unl luogo più adatto a me, cosa significa? Io sto pensando di farla finita. Se ci tieni a me, se non vuoi che muoia, VIENI A PRENDERMI!

18 Aprile

Non sei venuto, sappi che da domani non ti scriverò più. Questa volta la faccio finita davvero. Non darò più le testate nel muro, fanno troppo rumore. Non riesco a trattenere il respiro fino a che non muoio, il mio corpo anche si ribella contro di me e mi fa respirare contro la mia volontà. Domani devo andare in tribunale solo per sentirmi dire che andò in carcere. Mi hanno portato già il vestito per domani e ho la cravatta. Sapevo che tutte quelle giornate in barca con papà mi sarebbero tornate utili. Mi ammorbava un sacco quando voleva che imparassi a fare i nodi per bene e ora un nodo è la mia via di uscita da questo labirinto. 
Ti perdono, anche se mi hai lasciato solo. Se senti mamma e papà chiedi scusa anche a loro. Dì a quella ragazza che mi dispiace, non sapevo le avrei fatto così male. A quei nostri vecchi amici non dire nulla, spero li trovino e li portino qui così capiranno cosa si prova a diventare pazzi. 
Felix, ti prego, non gridare aiuto come l’ ultima volta quando senti che ti stai allontanando dal tuo corpo. Abbiamo volato su tutta la città e ti impressioni per così poco? Sii forte.
Addio.


VALENTINA SASSO

Roma
"nudo e allo specchio"
tecnica mista
38x30

IMG_20170917_233308.jpg

GIOVANNI CANGEMINI

Un altro partecipante della call for artist.

Ho 31 anni e soffro di depressione e disturbi psicosomatici da circa sette anni, anche se fin da piccolo ho avuto problemi (i primi disturbi psicosomatici li ho avuti quando avevo circa 5 anni). In un certo senso si può dire che a causa di una serie di problemi è venuto fuori ciò che era stato latente dentro di me per anni.
Ho tagliato il mio corpo per anni in cerca di un minimo di sollievo dai miei dolori fin quando, completamente esausto, mi ero quasi lasciato andare tentando il suicidio.
Sono stato preso “di peso” dal mio ex compagno e ho iniziato la terapia che mi ha letteralmente salvato.
Purtroppo so bene che la depressione non se ne andrà mai via e ho imparato ad accettare “il mostro” che vive dentro di me. Ogni tanto si fa rivedere e prende il sopravvento ma cerco di combatterlo con tutte le mie forze e per fortuna, oggi, riesco quasi sempre a tenerlo a bada.
Io non sono molto bravo con le parole e facendo l’artista ho deciso di esprimere il mio disagio, le mie paure e tutte le mie sofferenze con il mio lavoro.
È l’unico modo che conosco, l’unico modo per avere un minimo di sollievo. Sublimare il mio dolore attraverso l’arte.
A volte riesco a volte no…però continuo imperterrito.
Il mio lavoro e tutti i miei progetti attuali si basano sulla memoria autobiografica, parlano di me e del mio passato, dei miei vuoti di memoria, del mio dolore.

Giovanni.


Titolo: Attraverso #1, #2, #3
Tecnica: Scansione digitale
Anno: 2016

Partendo dal concetto di memoria e di creazione del ricordo ho cercato, tramite la scansione digitale del mio corpo, di creare una mappatura del mio passato considerando il corpo stesso come un foglio di carta con su scritte le mie memorie.
Con la scomparsa progressiva dell’immagine tento, quindi, di provocare la percezione visiva di chi osserva.
Cerco il confronto con chi guarda l’opera al fine di creare una connessione proprio fra i due attori principali di questo meccanismo: l’opera stessa ed il suo spettatore. Un lavoro che in realtà stimola e vuole suscitare tutta la gamma possibile di emozioni.
Ricostruire un ricordo anche attraverso il disagio nella percezione visiva
-“

Attraverso #1.jpg

Attraverso #2.jpg

Attraverso #3.jpg

LUIGI MALLOZZI

CAMICIA DI FORZA A MANICHE CORTE

Nel buio di questa stanza riesco a vedere chiaramente cosa ho intorno. L’oscurità è la sola cosa che mi circonda, è talmente fitta e densa che posso sentirla sulla pelle. Tutti gli psicofarmaci e le terapie di gruppo sono solo fiammiferi che producono una fievole luce in questo tunnel. Mia madre mi accompagna ogni giorno a prendere la terapia in ospedale e ogni giorno ricevo due pillole. I medici temono che se ritirassi le pillole anche per i giorni seguenti le prenderei tutte in una volta. Lei, mia madre, con le sue borse sotto agli occhi dove raccoglie le lacrime, ride con i medici parlando del nulla. Fra pacche sulle spalle e complimenti la mia testa cerca di guidare la mia anima claustrofobica fuori da questa stanza. Sono convinti del fatto che io creda a tutti i loro “il ragazzo sta migliorando, siamo speranzosi”. Mia madre vuole crederci, si sforza per andare avanti e ritrovare il figlio perfetto di prima. Io, invece, quasi fossi afasico, colgo tutte le sfumature nel tono della voce di questi medici che mi fanno dire “stanno mentendo!”. Mi consigliano di andare a fare terapia di gruppo, per chiacchierare, per scavare dentro la mia anima e sfogarmi con chi può capirmi, con quelli come me. Lo dicono quasi come se fossimo tutti uguali, come se tutti pensassimo e soffrissimo per le stesse cose. Come se appartenessimo tutti ad una cerchia ristretta di persone, una specie di “ghetto della depressione”. Un clichè talmente banale che ha messo le radici nella mente di tutti. Quando cammino per strada sento gli occhi della gente sputare giudizi pungenti alle mie spalle, c’è chi mi deride e chi prova pietà per me. Ci scambiano per stupidi o falliti, ma sotto gli stessi vestiti che portiamo da una settimana perché non ci importa del giudizio altrui, ci sono medici, pianisti, professori e padri di famiglia. La depressione non colpisce una categoria di persone, non è legata alla genetica, come i medici credono. Nessuno ne è immune. Una mattina ti svegli e apri davvero gli occhi. Non parlo degli occhi che hai sul viso, no, mi riferisco a quelli della mente. E allora ti rendi conto di quanto il mondo sia in rovina, di come l’uomo pieno di immoralità, abbia distrutto la natura e i sentimenti. Inizi a vedere tutto ciò che ti circonda per quello che è: cose destinate a finire. Non importa se tu sia ricco o povero, se abbia una bella famiglia e un bel lavoro o no, chiunque tu sia, sei destinato a diventare concime per la terra di un mondo corrotto. Credi che nessuno ti voglia bene davvero, che nessuno possa amarti incondizionatamente senza un secondo fine. L’unica cosa che riesci ancora ad amare sono le giornate di pioggia perché così tua madre e i pochi amici che ti restano non possono costringerti ad uscire. Non ti fermi più a guardare le belle ragazze per strada, tanto sai che non ci proveresti. Non riserveresti a nessuna donna una vita piena di scale di grigi. E lei non lo riserverebbe a se stessa. Ogni volta che vado dai medici devo sentirmi la solita solfa su quanto io sia un ragazzo pieno di virtù e forza, con una vita davanti. Una vita che vorrei tanto non vivere o non aver mai iniziato. Psicoanalizzano ogni cosa che faccio, menzionano Freud e il mio IO, ci tengono a sapere della mia fase orale, se ho superato il complesso di Edipo e se i bisogni della piramide di Maslow sono soddisfatti. E si, ho preso il seno da mia madre e non sono né un alcolista né un fumatore, mi piacciono le donne e la piramide non è stata costruita sotto sopra. Allora mi dicono di instaurare relazioni con quelle facce sedute in cerchio con le mie stesse rughe da depressione che alzano la mano a turno per raccontare i fatti loro. Di tanto in tanto si vede anche qualcuno ben vestito e lavato che viene a lamentarsi della sua fidanzata dicendo di essere depresso. Viene qui una volta a settimana per tre settimane e poi scompare. Ma se vuoi rivederlo ti basta andare nella pizzeria in centro città e lo trovi in giacca e cravatta con gli amici e quel pezzo di legno dai capelli biondi che è la fidanzata, il depresso. E allora ti chiedi: ma lui che ne sa di cosa provo io? Anzi, di quello che non provo per la mia apatia. Che ne sa di tutte quelle volte che ho pensato di mettere come ornamento al mio collo tornito una corda? Che ne sa delle camicie di forza che metto abitudinariamente una volta al mese per i miei scatti d’ ira?

Questo mese non l’ho ancora indossata, spero che la portino almeno della taglia giusta stavolta. E che, possibilmente, sia a maniche corte.

21730982_1632534446818016_7637897206101799827_n.jpg


IRENE

Irene ci dice.

Come già scritto per me è un onore e trovo questo progetto davvero interessante. Mi sono avvicinata all' arte per via di un trauma molto importante che mi ha colpita e ancora oggi è la mia cura. Disegnare, dipingere, digitalizzare quello che immagino è un po' come "vomitare" le sensazioni :). Grazie:)

No grazie a te Irene!



BEATRICE TELL

isturbo depressivo - Caos semplice

Nel più totale silenzio si muove un pensiero, che mette in moto le gambe, le braccia e i muscoli tutti. Ti spinge a vagare, a vivere piano, a cercare la quiete. Ti spinge a volte nella calma, nella luce, a tornare alla natura, da dove vieni. Dove niente si muove e dove, finalmente, quel pensiero tornerà a tacere.

Più rumorosa è a volte la mente, risucchia te e tutto ciò che è intorno. Frastuono frastornante di droga, alcool, farmaci e altro, molto altro. Ira, mestizia e alla fine più niente. Totalmente intorpidito, anestetizzato. E allora, la fuga.

IMG_2949 copia.png

Schermata 2017-10-17 alle 16.26.16.png

CHIARA DANIZIO

L’opera di una ragazza che mi ha conosciuto prima che tutto iniziasse, alle medie, quando ancora ero “normale”.

Ed eccola qui a supportarmi comunque anche oggi, con la sua arte! 
Grazie Chiara ❤️

22365611_1916564415266024_4633658182474494720_n.jpg

PAOLO BULGARELLI

Estratto di un libro per ora inedito di "Paolo Bulgarelli"
dal titolo "Sigarette"

Mia madre fuma un infinito rosario di MS Mild dure, nella cucina e nella mia infanzia. Snocciola le sue sigarette agghiaccianti nella notte come fossero solitarie preghiere, in faccia a Maurizio Costanzo ed alla sua assenza di collo. 
Mia madre fuma MS Mild dure in cucina. La luce della sua finestra accesa illuminava le notti della mia adolescenza. Tornavo a casa, più o meno ubriaco, e invariabilmente la trovavo a fumare la sua personale strada nella notte, un po’ come faccio io ora in balcone. Mi accoglieva, mia madre, nella cucina illuminata, e parlavamo, e sgranavamo i nostri dubbi e le nostre ansie e le nostre confessioni sul tavolo di plastica finto legno, la tv bassissima o muta per non disturbare mio padre russante.
E poi, contro ogni previsione e scommessa clandestina mia madre a 59 anni ha smesso di fumare. 
In quel periodo era diventato chiaro che il Cane Nero aveva morso anche me. Mia madre conosceva bene il Cane Nero, perseguita anche lei, e prima di lei aveva assalito sua madre, e suo fratello. “Il Cane Nero” è un neologismo inventato da Winston Churchill per ciò che mia madre chiamava invece “la Bestia”. Il Cane Nero dormiva anche per lunghi anni, e poi all’improvviso la azzannava, e riduceva quella donna forte e ridanciana e battagliera sul pavimento, piangente e rannicchiata. 
“La Bestia si è svegliata” mi confidava con gli occhi lucidi.
L’anno che il Cane Nero morse anche me, e stetti per un mese a casa perché anche solo la prospettiva di tagliare l’insalata mi procurava attacchi di panico, mia madre fece una promessa e un voto: non avrebbe più fumato. Forse pensò che se lei fosse riuscita a domare il demone del tabacco, io sarei riuscito a scacciare il Cane Nero. Aveva 59 anni, ne aveva fumati 45 e una sera in cui aveva finito le cartine aveva arrotolato il tabacco nella carta igienica e si era ciucciata quella specie di tampax; eppure non toccò più una sigaretta.
Fu così che l’anno scorso, quando le chiesi di uscire per fare due chiacchiere mentre fumavo, lei protestò. 
“Ma fa freddo!” disse. “E poi devi proprio fumare?“
La sfacciataggine degli ex-fumatori è senza confini. 
Sì, dissi. Devo fumare. 
Esci, per favore, dissi. Ti vorrei parlare. 
E ci mettemmo fuori, e gli anni di stitiche telefonate sparirono, e mi tolsi questo costume di adulto che indosso e sgusciò fuori l’adolescente nervoso che non ho mai smesso di essere, e parlammo della Splendida Nuvola Rossa, e del Cane Nero. E io fui di nuovo nella cucina, papà russava e Maurizio Costanzo sussurrava, e l’unica differenza è che stavolta ero io, a fumare.

21462333_1908468372742295_3102075061806534632_n.jpg

ANDREA FRANCESCA

Il disturbo dissociativo della personalità per Andrea Francesca.

Due personalità o più? Non bipolarismo, ma disturbo dissociativo di personalità

21587259_1909374255985040_6022367117710094636_o.jpg

FABIANA ROSA